Corridoi umanitari, aiuto concreto

Si unisce anche la Comunità ebraica torinese alla soddisfazione e al comprensibile orgoglio per quanto portato avanti sino ad ora con l’esperienza dei Corridoi umanitari. La possibilità di guardare al futuro, garantita dalla firma apposta negli scorsi giorni al Viminale al secondo Protocollo d’intesa tra Ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno e Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche d’Italia (FCEI) e Chiese valdesi e metodiste vede ora un primo sostegno concreto nell’iniziativa presentata ieri presso il centro di aggregazione “Il Passo Social Point”, storica sede di accoglienza della comunità valdese immigrata a Torino.
Dario Disegni, presidente della Comunità di Torino, la pastora Maria Bonafede, Alice Gamba, coordinatrice dei progetti di assistenza sociale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane hanno raccontato, insieme ai responsabili del progetto, come è nata e come si svilupperà la collaborazione con la comunità ebraica. Mettere a disposizione un appartamento, in cui andrà a vivere una famiglia di profughi siriani, è un gesto compiuto senza esitazioni da una comunità che già in passato ha scelto di ospitare una coppia di rifugiati dal Congo, che sono ancora seguiti nel loro percorso di inserimento.
“Esiste fra noi e la Chiesa valdese una lunga consuetudine di collaborazione – ha spiegato Dario Disegni in apertura di incontro – che risale almeno agli anni in cui vennero concesse le regie patenti, nel 1848, arrivate a restituire alle due minoranza diritti a lungo negati. Sia la contiguità fisica che la tante battaglie condivise a sostegno delle minoranze hanno reso ancora più naturale una scelta di collaborazione che è profondamente radicata nella storia e dei principi ebraici. Per noi partecipare a un progetto importante come quello dei Corridoi umanitari, che nei due anni trascorsi ha già portato in Italia in sicurezza e legalmente mille profughi provenienti da Libano, Marocco ed Etiopia, è solo naturale. La firma apposta negli scorsi giorni, che permetterà far arrivare altre mille persone nei prossimi due anni – dal Libano arrivano per lo più siriani in fuga dalla guerra – viene a sancire la validità in un progetto in cui crediamo molto e a cui abbiamo voluto associarci. La sensibilità per le minoranze perseguitate, il ripetere ogni anno durante il seder di Pesach che noi, ognuno singolarmente, adesso, fummo schiavi in Egitto, e che noi, ognuno di noi, ne è uscito, è forse il segno più immediato ed evidente di una sensibilità che ha radici profonde, in anni lontani ma anche in periodi recenti”.
La presidente del Concistoro valdese, Patrizia Mathieu – che fu allieva della scuola ebraica come molti giovani della sua comunità – e la pastora Bonafede hanno sottolineato l’importanza della collaborazione, e come i principi dell’accoglienza messi in campo vadano poi ben al di là dell’idea di portare in Italia e poi ospitare i mille prima e ora gli altri mille rifugiati che potranno usufruire del progetto dei Corridoi umanitari. La famiglia siriana che proviene dal Libano e sarà ospitata dalla comunità ebraica, ha spiegato Alice Gamba, non solo potrà contare sull’ospitalità, ma entrerà nella rete di sostegno e aiuto che già ha funzionato in passato e che anche oggi è attiva per coloro che vengono sostenute dalla comunità. La prima accoglienza è fondamentale, ha spiegato, ma non è che il punto di partenza per il percorso che seguirà, per un processo di inserimento che, anche se comunque e sempre difficile, nel caso della famiglia siriana appena giunta in Italia può contare sul sostegno convinto di due minoranze che ben sanno cosa significhi dover ripartire da capo, dal nulla, da un altrove che per quanto amico non è casa.

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